Weact Update – Lenticchie, collaborazione e apprendimento sostenibile

Weact Update – Lenticchie, collaborazione e apprendimento sostenibile

Le lenticchie di Castelluccio di Norcia, un perfetto esempio di impresa sociale

Le social Enterprise si stanno diffondendo in molti settori, ma la loro vera natura, in particolare in Italia, è ancora piuttosto misteriosa. Abbiamo pensato di portare un esempio virtuoso per rispondere a questa domanda, facilissima da fare ma che richiede una risposta complicatissima.

Cos’è una social enterprise?

Per i non addetti, questo settore è ancora un tantino fumoso e avvolto da un’aura di mistero.

Risparmiando termini e definizioni troppo tecniche, cerchiamo di chiare il senso di un’impresa sociale attraverso un esempio moderno, virtuoso ma senza le sovrastrutture che di solito contraddistinguono le startup innovative o in genere le imprese tecnologiche.

Pensiamo per esempio a Campo di Lenticchia, un’impresa sociale di Daniele Testa, un cittadino di Castelluccio di Norcia, paese umbro duramente colpito dal terremoto del 30 ottobre 2016. castelluccio-1.jpg

Daniele, che ha vissuto sulla propria pelle il tragico evento, ha compreso che dopo il sisma inevitabilmente sarebbe stato il caos. Un caos creato dall’impossibilità di raggiungere il borgo (la strada principale è stata spazzata via), dalle numerose donazioni talvolta disordinate e disorganizzate, e da possibili approfittatori. Così ha fondato un’impresa sociale che fungesse da collante, e che riportasse ordine negli aiuti, tutelando gli agricoltori locali, suoi compaesani.

Sfruttando il potenziale della rete, Campo di Lenticchia, tramite uno store on-line, permette a chi desidera aiutare i produttori locali, di acquistare direttamente da loro, ridando slancio ai prodotti tipici di Castelluccio di Norcia, in particolare le lenticchie IGP, garantendo in questo modo la certezza dei guadagni, senza ulteriori passaggi.

Daniele Testa ha detto “il sisma del 30 ottobre lo ricorderò attraverso lo sguardo di mio Padre, per la paura negli occhi di chi paura non ha mai avuto e mi ha cresciuto insegnandomi ad affrontare pericoli e problemi, rialzandosi sempre e nonostante tutto”.

Ed è con questa grande motivazione che ha dato vita alla sua impresa sociale.

Lo spirito di un’impresa sociale in fondo è proprio questo: generare un cambiamento positivo.

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Paura delle sfide globali? Una fondazione anglo-italiana in controtendenza

Negli ultimi tempi, molti Paesi si stanno ripiegando su sé stessi. Il mondo senza confini, per certi versi, genera comprensibilmente grandi preoccupazioni. Potremmo definirlo un effetto perverso della globalizzazione, il suo lato oscuro.

Con l’incedere dei flussi migratori – che saranno uno dei temi centrali del prossimo futuro – in tanti rivendicano autonomia e identità nazionale. Su tutti, per prestigio internazionale, spicca il Regno Unito, che con la Brexit ha intrapreso in maniera netta questa direzione.

Ma in Gran Bretagna non tutti la pensano a questo modo.

Nesta, la fondazione filantropica di portata globale con sede a Londra, in questi giorni ha stretto un’alleanza con la Compagnia di San Paolo di Torino, dando vita a Nesta Italia, fondazione privata che si propone di portare nel Terzo Settore italiano una vera rivoluzione nell’approccio alle problematiche sociali.

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L’obiettivo ambizioso di Nesta Italia è di promuovere l’innovazione nell’istruzione, sostenere il patrimonio culturale, contribuire a risolvere le sfide nel campo della salute e dell’occupazione, applicando i metodi consolidati dalla sua consorella nel Regno Unito. Per far ciò metterà in campo competenze, finanziamenti e reti sociali collaborando con vari partner in Italia, dalle istituzioni a privati e imprese no profit.

Simon Morrison, deputy CEO Nesta, afferma che “nel momento in cui nel Regno Unito si va verso la Brexit, noi siamo ancora più determinati a fare il contrario rafforzando sempre di più le nostre collaborazioni in tutta l’Europa. Di fronte alle grandi sfide sociali abbiamo necessità di unire le diverse capacità di risolvere i problemi: Nesta Italia sarà impegnata in prima linea su questo aspetto”.

Sulla stessa linea si muove anche Piero Gastaldo, Segretario generale della Compagnia di San Paolo, il quale aggiunge che “la Compagnia si è da sempre considerata una fondazione europea, con oltre 20000 progetti finanziati in 25 anni di storia, e ha investito molto sulla collaborazione internazionale con altre fondazioni. La capacità di Nesta di far dialogare tecnologia e sociale per affrontare problemi nuovi è il linguaggio in cui ci siamo riconosciuti”.

http://www.secondowelfare.it/terzo-settore/nasce-nesta-italia-fondazione-votata-allinnovazione-sociale.html

Cosa succede se la nonna non sa usare internet? L’importanza di una tecnologia alla portata di tutti

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Secondo l’Unione Europea solo il 38,3% degli over 65 usa internet.

Un dato su cui riflettere, al punto che al centro dell’agenda politica europea c’è il Digital Single Market, un insieme di diciotto proposte legislative in attesa di essere discusse e approvate.

Che la tecnologia sia sempre più fondamentale nella vita di tutti noi è ormai un fatto scontato. Non solo per inserirsi nel mondo del lavoro, ma anche per accrescere il bagaglio di conoscenze personali e per usufruire di una serie di strumenti di utilità quotidiana che possono facilitarci i compiti. Un punto, quest’ultimo, che interessa in particolar modo gli over 65.

Il fatto è che il divario generazionale nell’utilizzo della tecnologia si sta ampliando, proprio a causa della velocità elevata con cui si muove questo settore.

Secondo il Censis, l’utilizzo dello smartphone in Italia è passato dal 15% del 2009 al 69,6% di oggi, ma di questi solo il 27,6% è over 65, a fronte di una popolazione dall’età media molto elevata. Pertanto una delle questioni urgenti da affrontare è quella di non lasciare indietro chi ha meno dimestichezza con il mondo digitale.

Da questo punto di vista vi sono in atto alcune iniziative importanti, come il Code Week, organizzato dalla UE e che nel 2016 ha registrato oltre 20000 eventi in cinquanta paesi del mondo.

Il Code Week si propone annualmente di spiegare i meccanismi base del funzionamento della rete e di creare maggiore consapevolezza nell’uso di internet. Ma lo scopo è anche quello di offrire informazioni proprio alle fasce di età più elevate, che meno hanno opportunità di maneggiare il web, per evitare che questa ampia fetta di popolazione resti ai margini dello sviluppo tecnologico, perdendo le numerose opportunità che esso offre.

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/24/educhiamo-i-giovani-al-digitale-ma-non-lasciamo-indietro-gli-anziani/35949/